
Ciao a tutti, sono Roberto Martini. Oggi voglio parlarvi di una scarpa che ha dominato le mie rotazioni nel 2024 e che si presenta ai blocchi di partenza del 2025 con l’ambizione di rimanere un punto di riferimento per molti runner: la Saucony Endorphin Speed 5.

Dopo averla testata a fondo in diverse condizioni, voglio condividere con voi le mie sensazioni oneste al 100%, per capire se vale ancora l’investimento rispetto ai numerosi competitor che stanno uscendo sul mercato.
A chi è rivolta la Speed 5?
Partiamo subito dal posizionamento. La Speed 5 è, per eccellenza, una scarpa da allenamento veloce. È pensata per le ripetute, per i lavori di qualità in soglia, per i fartlek e può essere un’ottima compagna di gara fino alla mezza maratona. Personalmente, la indosso quando so di dover spingere e voglio sentire il piede reattivo, senza però rinunciare a un minimo di protezione.
Cosa è cambiato: Tomaia e Intersuola
La prima cosa che salta all’occhio rispetto al modello precedente è la tomaia. Qui Saucony ha fatto un passo avanti notevole. Se l’anno scorso avevamo una scarpa con un look quasi “da tutti i giorni”, quest’anno la Speed 5 ha un aspetto decisamente racing. La maglia è sottilissima, super ventilata e incredibilmente leggera. Nei mesi estivi o durante lavori intensi, il piede respira che è una meraviglia.

L’intersuola, invece, conferma la mescola in PowerRun PB. Parliamo di un materiale dinamico, ma non aspettatevi l’effetto “cuscino” morbidissimo di alcune super-shoes recenti. La sensazione sotto il piede tende più al secco e al reattivo. All’interno troviamo la classica piastra in nylon (non carbonio rigido), che offre stabilità e un leggero effetto propulsivo, mantenendo però la scarpa flessibile e gestibile anche a ritmi non massimali.

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Sensazioni di corsa: Pregi e Difetti
La versatilità è senza dubbio il pregio numero uno. Durante i miei test ci ho corso di tutto: da un lento rigenerante (anche se non è nata per quello) fino a ripetute a 3:30/km. Si adatta a tutto. Un altro punto a favore è la stabilità. Avendo uno stack (altezza da terra) di 36mm sul tallone e 28mm sull’avampiede, si rimane abbastanza vicini al suolo rispetto ai “grattacieli” da 40mm+ che vediamo oggi (come le Superblast). Questo la rende ideale per chi cerca sicurezza in appoggio e prevenzione dagli infortuni.

Cosa non mi è piaciuto? La linguetta. È inspiegabilmente corta. Quando allaccio la scarpa, la linguetta arriva precisa al bordo e basta un movimento sbagliato perché scivoli, lasciando i lacci a contatto con il collo del piede. Sarebbe bastato mezzo centimetro in più per renderla perfetta. Inoltre, per i miei gusti personali, avrei gradito un paio di millimetri in più di schiuma sotto l’avampiede per portarla con più comfort oltre la mezza maratona. Per una maratona completa, la trovo un po’ troppo “secca”.
Conclusioni
La Saucony Endorphin Speed 5 rimane un’ottima scarpa? Assolutamente sì. È forse rimasta un pelino indietro in termini di “rimbalzo” puro rispetto ad altri modelli più recenti che offrono una reattività più esplosiva, ma compensa con una stabilità e una durata eccellenti (si arriva tranquillamente a 800 km). La consiglio ai runner sotto gli 80kg che cercano una scarpa tuttofare per i giorni veloci.

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